Luoghi nascosti. La Street Art a Roma.

In giro per Roma. La Street Art sui muri della città. Parte 1.

Da qualche tempo, girando su internet vedo immagini di opere d’arte realizzate sulle facciate dei palazzi, sui muri dei quartieri e sulle porte delle case. Sembrano belli. Anzi bellissimi. La curiosità aumenta e mi decido a prendere la macchina fotografica e ad avventurarmi, insieme a mio cognato, per alcuni dei quartieri popolari di Roma. Lontana dalle grandi attrazioni turistiche. lontana dalle opere d’arte che troviamo citate nei libri e nelle guide turistiche. La sorpresa è a dir poco dirompente. DSC_4039

La prima tappa è Via del Trullo, mercato e vie limitrofe. Il busto di un vecchio poeta cattura la mia attenzione e il mio cuore. Non riesco a smettere di guardarlo. C’è saggezza e vita in quello sguardo. E nella mano di chi l’ha dipinto. Andiamo avanti e lo stile cambia. L’intensità no. I colori si fanno più vivaci. Un signore gentile che si presenta come uno degli artisti ci viene incontro, ci racconta della loro associazione. Ci dice dove trovare altri dipinti. Ci invita a cena con i pittori e i poeti. Si respira un’aria di cose semplici, di cose preziose. Viene voglia di andare a vedere dentro ogni vicolo, di prendere un caffè, di ascoltare altre storie.

 

 

C’è una donna che piange dietro l’angolo che giriamo. Non importa che sia un fumetto, quella tristezza ci rapisce. Cerchiamo di coglierla,  la partecipiamo. Accanto a lei i poeti del  Trullo hanno lasciato traccia delle loro parole. Ci fermiamo a leggere.DSC_4094Davanti a noi colori, sguardi, composizione. Emozione, Arte.

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Cambiamo quartiere. Ci dirigiamo a Tor Marancia. Cambia la tela su cui dipingere. Sono le facciate dei palazzi principalmente. DSC_4114Cambia lo stile, non lo spettacolo. Siamo rapidi da un bambino che con le sue matite ha disegnato la scala per andare oltre ai muri e guardare il mondo dal suo punto di vista.

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E ancora colori, facciate, muri scrostati per dar forma ad espressioni.

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Poi arriva lui. Ed è immediatamente amore. Umano. E materno.

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L’ultima tappa è il Quadraro. Altri toni, altri colori, altre geometrie. Le vedi lì mentre cammini per strade di passaggio, nascosti fra le piante o dietro le macchine parcheggiate. Ti chiamano, ti parlano, ti fanno riflettere sulla bellezza del quartiere.

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Ce ne sono tantissimi altri per Roma. Ma abbiamo camminato per oltre tre ore e non abbiamo più tempo. Non riusciamo a non domandarci come è possibile che non si inserisca questo giro fra le attrazioni di Roma. Per quale ragione, senza alterare la loro caratteristica più importante, la fruibilità da parte di tutti e nel loro contesto di nascita, nessuna istituzione si sia adoperato per dargli un po’ di risalto. Magari mettendo un divieto di sosta davanti alle opere, o creando percorsi guidati fra le strade, caratteristiche, che le ospitano.

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